Beethoven & Farrenc

Beethoven & Farrenc

L. V. Beethoven:

Quartetto WoO.36 n.2 in re maggiore

Allegro moderato – Andante con moto – Rondo, Allegro

 

Quartetto WoO.36 n.3 in do maggiore

Allegro vivace – Adagio con espressione – Rondo, Allegro

 

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Louise Farrenc:

Quintetto per pianoforte, violino, viola, violoncello e contrabbasso, n.1 in la minore, op.30

 

Allegro – Adagio non troppo – Scherzo, presto – Finale, allegro

 

 

Il Tetraone:

Valeria Montanari – Fortepiano

Ana Liz Ojeda – Violino

Alice Bisanti – Viola

Paolo Ballanti – Violoncello

Giovanni Valgimigli – Contrabbasso

 

 

Il programma che vi presentiamo mette a confronto due autori legati per alcuni aspetti, ma lontani anni luce per altri: Beethoven e Farrenc. Il fortepiano li unisce; sia Beethoven che la Farrenc erano due abili pianisti (fortepiano è il nome che diamo in età moderna a quel tipo di pianoforte, senza parti metalliche, che veniva usato in quegli anni) e tutta la loro produzione nasce e si sviluppa dal pianoforte. Gli amici comuni li uniscono, e quindi un analogo percorso di studi, ma il sesso, con tutto quello che questo aspetto comporta nei primi anni del diciannovesimo secolo, li separa e li divide irrimediabilmente.

Beethoven non ha bisogno di presentazioni, è il genio indiscusso, il musicista che getta le basi perché dal classicismo si possa accedere al romanticismo, è il re delle Sinfonie e dei quartetti per archi e la sua musica da camera è sempre un capolavoro e un esempio di perfezione classica.

La Farrenc invece è una donna e questo condiziona totalmente ed inevitabilmente la sua carriera di grande compositrice.

Luise Farrenc nasce a Parigi nel 1804, in una famiglia di scultori e pittori. Si dimostra particolarmente dotata per il pianoforte e a quindici anni entra in Conservatorio dove diventa allieva di Antonín Reicha, amico di lunga data di Beethoven. In Conservatorio incontra l’uomo che sposerà nel 1821, il flautista Arisitide Farrenc: tramite il marito la Farrenc inizia a pubblicare le sue prime opere, principalmente dedicate al repertorio sinfonico e cameristico. Nel 1842 entra come docente in Conservatorio, dove i suoi Grand Études per pianoforte diventeranno materia di insegnamento, mentre nei sette anni seguenti vengono eseguite in diverse città europee le sue prime tre sinfonie, assieme al suo più celebre Nonetto op. 38, con Joachim come violinista. Poi la morte prematura della figlia, anche lei destinata alla musica, e del marito nel 1865, lasciano Luise sempre più sola e ritirata, fino alla scomparsa nel 1875.

Sicuramente è un caso unico per quei tempi. Forse, viste le indubbie capacità musicali, se fosse stata un uomo, sarebbe diventata il nuovo Beethoven. Ma la sua vita in quanto donna del diciannovesimo secolo non può avere lo stesso andamento di quella dei colleghi compositori maschi, ed ecco che dopo uno splendido inizio artistico, la carriera si spegne, ed ora, alle nostre orecchie, risulta una compositrice sconosciuta.

Del 1839 – 1840 sono i due quintetti, di cui noi eseguiremo il primo op.30, che vedono, come nella Trota di Schubert, la presenza del contrabbasso e del pianoforte: musica di afflato romantico con echi di classicismo, una scrittura brillante e una delicata vena melodica sono gli elementi che caratterizzano l’espressività di Luise Farrenc.

Cosa unisce e cosa allontana, allora, il grande Beethoven dalla sconosciuta Farrenc? Forse è questa l’occasione per provare a rispondere a questo simpatico indovinello.

 

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